Repressione e solidarietà

Repressione, news e solidarietà

Messico - Sull'arresto di Ramsés e sui pompieri anarchici

fonte: culmine.noblogs.org

La notizia dell'arresto di Ramsés, il 30 settembre a Città del Messico, si è diffusa solo dopo diverse ore dal suo sequestro da parte delle forze dell'ordine. Con una chiamata ai suoi, Ramsés ha informato che era in stato di arresto per gli attacchi esplosivi [1 2 3] degli anarco-ecologisti, ma non ha specificato quali. Ha informato che si trova
nelle celle della polizia giudiziaria, a Camarones, e che è stato pestato.
Subito dopo sono stati diffusi due comunicati, uno da parte delle Cellule Autonome di Rivoluzione Immediata e l'altro dal Coordinamento Anarchico Informale, in entrambi i comunicati si precisa che il compagno detenuto è estraneo alle organizzazioni insurrezionali informali messicane e si lancia un appello per la sua liberazione
immediata.
Da segnalare che in questi giorni, in previsione della manifestazione del 2 ottobre in ricordo del massacro di Tlatelolco del 1968, si è scatenata una feroce polemica* tra i gruppi anarchici messicani, con la ricomparsa dei tanto odiati pompieri anarchici.
Siamo alle solite, basta una qualche esplosione... di felicità ed ecco all'opera i pompieri, quelli che non è il momento adeguato, quelli che non esitano a darti del provocatore, quelli che...
Più o meno tutti noi abbiamo avuto a che fare con questi pompieri dell'anarchismo, proprio quando la repressione inizia a stritolare l'esistenza di compagne e compagni.
A morte lo Stato, i suoi servi e i pompieri rosso-neri!!!

Ven, 02/10/2009 – 12:14

Aggiornamento processo a Daniele e Francesco 01/10/09

Il 1° ottobre si è svolto presso l'aula bunker di Firenze il processo con rito abbreviato a Daniele e Francesco. Le richieste del PM sono state di 8 anni e due mesi per Francesco e 5 anni e 6 mesi per Daniele,si tratta di richieste di condanne relative ai reati di associazione sovversiva e rapina a mano armata. Lo stesso giorno si è svolta l'udienza preliminare a carico di 10 compagni/e per la stessa inchiesta. Sia la sentenza che la decisione relativa al rinvio a giudizio sono state rinviate al 29 ottobre.

Per la rivolta con Leo, Daniele e Francesco.

Anarchici e anarchiche di via del cuore

Ven, 02/10/2009 – 11:29

Ecuador - La polizia ammazza 2 indigeni Shuar e ne ferisce altri 9

fonte: www.confeniae.org.ec

30 settembre 2009 - La Confederación de Nacionalidades Indígenas de la Amazonía Ecuatoriana (CONEFNIAE) accusa il governo ecuadoriano di Rafael Correa della morte di 2 manifestanti della Nazionalità Shuar e di 9 feriti dai proiettili della forza pubblica.
Alle 16.40 di questo mercoledì circa 500 agenti di polizia hanno attaccato con armi da fuoco i membri della Nazionalità Shuar, nel Río Upano, Provincia di Morona Santiago.
La CONFENIAE afferma che il governo s'è sporcato le mani con il sangue degli indigeni. Appena possibile verrano diffuse in rete le immagini di questo ennesimo massacro ai danni dei popoli amazzonici.

Ven, 02/10/2009 – 08:31

Arrestato Alfredo Bonanno

riceviamo e diffondiamo:

Con una telefonata alla sua compagna, Alfredo Bonanno l'ha informata di essere stato arrestato, in Grecia, per concorso in rapina.
Per ora non si sà nulla di più tranne che sta bene.

Gio, 01/10/2009 – 22:50

Argentina - Cariche a cavallo, lacrimogeni e pallottole di gomma per sgomberare fabbrica occupata

fonti: agenzie argentine, 25.09.09

La polizia argentina con delle violente cariche, aiutata da un corpo di agenti a cavallo, ha sgomberato una fabbrica occupata a General Pacheco, impianto industriale alimentare appartenente a Kraft-Terrabusi. Gli agenti hanno anche proceduto nei confronti degli operai e degli attivisti che da alcuni giorni stavano realizzando blocchi stradali davanti agli accessi alla fabbrica.

Nulla hanno potuto le pietre ed i bastoni contro le cariche a cavallo, i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma. Alla fine sono stati tratti in stato di fermo 65 tra operai e attivisti, mentre 12 sarebbero i feriti.

Gli operai della Kraft continueranno, comunque, l'assemblea permanente fino a che la multinazionale non pagherà quanto dovuto ai lavoratori e non reintegrerà i 160 licenziati.

Il contenzioso è sorto durante un'assemblea del luglio 2009, quando degli operai avrebbero trattenuto gli impiegati amministrativi. Subito sono scattati i licenziamenti, senza diritto ad alcun indennizzo, nei confronti di 160 operai. In risposta ai licenziamenti, il 18 agosto gli operai hanno provveduto ad occupare lo stabilimento. Ma il vero timore è che la multinazionale Kraft abbandoni l'Argentina.

Mer, 30/09/2009 – 11:20

I pesci di Maroni - A proposito della "sorveglianza speciale" contro due redattori di Macerie

Signor Ministro,

Non sa più che pesci prendere, vero? È chiaro che la società che Lei pretende di controllare Le sta scoppiando tra le mani. Lo vede con i Suoi stessi occhi, e lo vediamo anche noi. Da qualunque parte la si guardi, la situazione è fuori controllo, e più Lei ripete i suoi «tutto va bene» sorridendo teso alla televisione, più alle sue spalle si vede il fumo delle macerie che sale. Signor Ministro, è inutile nasconderlo. Se i padroni alla fine ingrassano come sempre, gli sfruttati sono ormai finiti talmente sul lastrico da essere disposti a far letteralmente di tutto. In primavera un gruppo di disoccupati napoletani è arrivato a dar fuoco ad un autobus per protesta, ed ora non si conta più la gente arrampicata sui tetti dei capannoni e dei monumenti. E se un mattino all’alba sgomberate decine di famiglie da una casa occupata abusivamente, la sera stessa ne avete altre dieci a cui pensare. E tutto questo, per un semplice posto di lavoro o per una casa, mica per la giustizia o per un mondo migliore. Si figuri, signor Ministro.Guardiamoci in faccia e diciamoci la verità: a parte parlare ossessivamente di sicurezza, Lei e i Suoi colleghi non sapete che pesci prendere. E dire che le state provando proprio tutte, ma i risultati sono quelli che sono. Basta vedere il gran casino che ha provocato l’approvazione del Suo amato “pacchetto sicurezza”. I Centri di Identificazione ed Espulsione per “clandestini” stanno letteralmente scoppiando: di rabbia, non di reclusi, giacché da quando sono state introdotte le nuove norme la macchina delle espulsioni è inceppata e funziona più lentamente di prima. Persino i poliziotti di guardia e i crocerossini si lamentano di Lei, signor Ministro. Ma questo non le importa, «non c’è nessuna emergenza», perché Lei si consola con le immagini dei barconi respinti in Libia. E questo la fa sentire importante, la fa sentire potente, signor Ministro. E le ronde che Lei tanto ha voluto si risolvono in pagliacciate scortatissime dalla Sua polizia, che brontola per dover far da balia a questi gendarmi dilettanti, quando non finiscono in rissa con chi di squadracce in giro non ne vuole vedere neanche l’ombra. E sono sempre i Suoi prodi ad aver la peggio. Per non parlare poi del “reato di clandestinità” di Sua invenzione, che sta intasando i Tribunali e non lascia ai Giudici neanche più il tempo per condannare a mesi o anni di galera chi ruba un pezzo di formaggio al supermercato. Dall’aeroporto di Kabul fino a Porta Palazzo, non si può certo dire che Lei e il Suo governo stiate vincendo su tutti i fronti. Ma i morti e i feriti vi rimarranno sulla coscienza per sempre.

No, Signor ministro, così proprio non va, se è davvero l’Ordine che Lei vuole gestire. Se invece, così come pare a molti, è solo il Potere che Le interessa, allora bisogna dire che Lei e i suoi compari siete stati bravi a conquistarlo. Saperlo mantenere, questo Potere, è tutt’altra cosa. O potreste ritrovarvi un bel giorno a regnare sul nulla. Ma sappiamo anche qual è il vostro asso nella manica, la risorsa estrema, l’ultima carta da giocare. Che è poi il progetto politico preciso Suo e del movimento che Lei così degnamente rappresenta: scatenare una guerra civile permanente, che possa permetterLe di organizzare le masse in schiere pronte ad obbedire ai Suoi ordini con fervore e dedizione totali, assoluti. Pronte a tutto, pronte anche ad uccidere e stuprare in nome di un Capo e di una etnia, di una lingua o di una religione. Voi dite Padania, noi capiamo Bosnia. Voi dite Italia, noi capiamo Jugoslavia. Bisogna anche dire che in questo ambizioso progetto Lei non è affatto solo, signor Ministro. Non è lavoro da cospiratori questo, non ci sono trame segrete. C’è pure il rischio che Lei stia proprio “dalla parte della Storia” e del suo flusso osceno. Quando le macchine dentro alle fabbriche si fermano e sembrano non voler ripartire; quando i campi sono bruciati da guerre, pesticidi e carestie, le città devastate dagli affari delle Società per Azioni; quando la gente scappa e scappa in massa e valica le frontiere in lunghe file disperate; quando i Figli del mondo sono troppi, troppo rumorosi e troppo inutili; quando tutto si mescola e si confonde - allora quello stesso Capitale che in altri tempi si concede delle brevi e circoscritte apparenze di benevolenza tira fuori i denti e si prepara al totalitarismo. Servendosi proprio di uomini come Lei.

E, a proposito di uomini, signor Ministro, c’è ancora uno scoglio da superare prima di raggiungere il Suo ultimo obiettivo. Per rendere accettabile, desiderabile, buono e giusto l’incubo che state preparando, e di cui ci state facendo assaggiare qualcosa di più di un’anteprima, non basta la semplice propaganda, per quanto martellante e ossessiva. No, signor Ministro, Lei ha bisogno di una vera e propria mutazione antropologica, di un uomo nuovo. Di un uomo su cui la coscienza dell’ingiustizia scivoli via senza lasciare tracce, in cui la capacità di sentire su di sé le sofferenze altrui - da alcuni chiamata com-passione - sia un ricordo lontano. Un uomo che non individui come tali i sentimenti più odiosi e meschini, che non senta il bisogno di nasconderli o per lo meno di giustificarli ideologicamente, ma che li viva, al contrario, come la più placida delle normalità. Un uomo che, insomma, renda antiquata anche l’ultima delle prerogative che un tempo erano proprie degli umani: l’ipocrisia.

Esagerazioni farneticanti? No, signor Ministro, se Lei pensa a quell’informatico leghista di Gallarate, amico del figlio stupido del suo Capo, che trovava, e immaginiamo trovi tuttora divertente giocare su internet a respingere barconi di “clandestini”. Mentre lei lo faceva sul serio, e donne, uomini e bambini morivano disidratati, affogati o torturati in Libia: essenzialmente assassinati da Lei, signor Ministro. Ecco, quell’informatico di Gallarate è proprio il prototipo dell’uomo nuovo che Lei sta costruendo. L’uomo che ride di fronte alla morte di gente che non ha mai neanche visto e che nulla gli ha fatto. Una persona orribile, senza ombra di dubbio, una persona orribile proprio come Lei, signor Ministro, talmente orribile che l’ultimo dei papponi della Pellerina sembra San Francesco in confronto. Ed è proprio per non soccombere di fronte a questo orrore, di fronte a questo baratro in cui precipitano gli ultimi residui di umanità che qualcuno, noi compresi, ha deciso di reagire, di rispondere, e di risponderLe.

Veniamo a noi, dunque, signor Ministro, a tutti noi che ci ostiniamo a non soccombere, e che per questo continuiamo a ribellarci, testardi, inguaribili guastafeste, una piccola parte di questo mondo che esplode, piccola ma non per questo disposta a rassegnarsi. Ebbene, come Lei saprà di sicuro, il Suo pupillo Spartaco Mortola - noto nel mondo intero per l’affaire delle molotov alla Diaz ed ora vicequestore qui a Torino - ha chiesto che si applichi a due di noi la misura di prevenzione della “sorveglianza speciale”. Se i Giudici di Torino lo riterranno opportuno, per quattro anni i due non potranno incontrarsi tra loro, non potranno uscire da Torino e neanche di casa la sera, non potranno partecipare a manifestazioni né chiacchierare per strada con gente di cui non possano certificare una fedina penale intonsa. Un bel castigo, non c’è che dire, un castigo per tutte quelle malefatte che la Sua polizia sostiene abbiano commesso e per le quali la magistratura non ha voluto o potuto infliggere condanne adeguate. Su questa lunghissima teoria di episodi che vengono loro contestati ci lasci dire solo questo, signor Ministro. Ad alcuni di questi i due hanno partecipato effettivamente, di altri invece ne ignoravano persino l’esistenza, ad altri ancora avrebbero partecipato volentieri. Perché di fronte all’accusa di essere stati in mezzo ad una folla che tenta di liberare dalle mani dei carabinieri un senza-documenti destinato alle gabbie di un Cie, nessun uomo che ama la libertà può dire null’altro che: «avrei voluto esserci anche io, se solo avessi saputo».

E qual è lo scopo di questo castigo chiamato “sorveglianza speciale”, Signor ministro? Spaventare, senza dubbio. E spaventare chi? Spaventare innanzitutto i due per i quali è stata richiesta la misura di prevenzione, con la minaccia di finire in galera se persistono nel vivere come hanno scelto di vivere. Spaventare i loro compagni, affinché la smettano di rompere i coglioni a Lei e a quelli come Lei. E spaventare, soprattutto, tutti quei pezzi di società, e sono tanti, che rischiano di intralciare il Suo progetto, affinché non si sognino neppure di poter alzare la testa e guardarLa dritto in faccia con tutto il disprezzo che Lei senza dubbio merita. E infatti, se pensiamo proprio a questi pezzi di società, scopriamo che la sorveglianza che la Sua polizia intende applicare a due di noi non è poi tanto speciale, comparata con i provvedimenti restrittivi che oramai è diventato normale applicare: agli stranieri, agli ultras, ai terremotati abruzzesi, per fare solo qualche esempio di tutti quei campi (siano essi campi di concentramento, campi da calcio o campi della Protezione Civile) in cui sperimentare meccanismi e dispositivi di compressione della libertà nel nome di una vera o presunta emergenza da agitare.

Ebbene, signor Ministro, si figuri se degli anarchici, che trovano intollerabile che la libertà degli altri sia messa in discussione, sono disposti a tollerare simili limitazioni della propria, di libertà. Si figuri se chi già di solito non è ben disposto a sottostare ai provvedimenti dell’Autorità può sottostare a misure come quelle che la Questura vorrebbe predisporre con il benestare del Tribunale. Si figuri se chi è abituato a non voltarsi dall’altra parte di fronte all’abisso dell’orrore a cui Lei e i Suoi simili ci costringono ogni giorno può aver paura di un simile provvedimento. Si figuri, signor Ministro, se qualcuno può smetterla proprio adesso che il mondo esplode e Lei non sa più che pesci pigliare. Noi no, no di certo.

La redazione di macerie (e storie di Torino)
(Dopo una prima udienza a giugno, il processo per la sorveglianza speciale a due redattori di macerie continuerà giovedì 1 ottobre. Se volete, potete scrivere a Maroni per dirgli quel che pensate di lui, usando queste cartoline: fronteretro)

Mer, 30/09/2009 – 11:11

Firenze - Sbeffeggiamo la legalità

riceviamo e pubblichiamo

Firenze, 22 settembre 2009
Un volantino CONTRO la legalità - che fa il verso a una cartolina PER la legalità diffusa dalla regione Toscana per pubblicizzare una serie di iniziative che si terranno a Firenze dal 22/9 al 19/12/2009 - distribuito nel corso della prima serata in piazza Santa Croce.

Mer, 23/09/2009 – 15:24

Alcune riflessioni sul sequestro della Buccaneer...

11 aprile 2009. Il rimorchiatore d’altura italiano Buccanner viene sequestrato secondo la stampa, da imbarcazioni pirata mentre è in navigazione nel Golfo di Aden.

Mer, 23/09/2009 – 14:42
Mer, 22/11/2006 – 13:02
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