Repressione e solidarietà

Repressione, news e solidarietà

Messina - Ultimi aggiornamenti sulla repressione a Malastrada | Aggiornato

I compagni fermati venerdì 19 maggio verranno rilasciati verso le 14/15 di oggi 22 giugno.
A loro vanno tutti i nostri saluti e un abbraccio solidale!
Liberi tutti/e

Domenica 21 giugno, un altro nostro compagno del Malastrada è stato fermato in un autogrill per un controllo di polizia. Non in possesso della patente è stato condotto immediatamente presso la sua abitazione dove è stata messa in atto una perquisizione senza nessun mandato.
Gli sbirri, non avendo trovato nulla di ciò che cercavano, hanno dato sfogo a numerose intimidazioni e minaccie di vario tipo: oltre a essere stato costretto ad ascoltare canzonette e discorsi del duce dal telefonino del pulotto, gli è stata puntata in faccia una lampada da interrogatorio ( alle quatro del pomeriggio !! ), e sopratutto minacciato di raggiungere i nostri due compagni in gabbio, per aver partecipato la sera prima, ad un presidio spontaneo in loro solidarietà. In seguito è stato rilasciato dopo aver trascorso 4 ore in questura.
Lun, 22/06/2009 – 11:27

Messina - In stato di fermo due compagni

riceviamo e pubblichiamo

Questa mattina le forze di repressione statale hanno perquisito casa di tre compagni a Messina, in relazione ad un documento diffuso presso il centro di documentazione Malastrada.

Dopo aver sequestrato del materiale presso casa di due compagni, D. e M. sono stati condotti in questura, dove sono tutt'ora. Per ora non abbiamo notizie se il fermo verrà prolungato al limite delle 48 ore (in questo caso 72 considerato che la "giustizia" il fine settimana non lavora).

Invitiamo a portare solidarietà, con qualunque mezzo necessario.

Ven, 19/06/2009 – 18:21

Bologna - Presidio in solidarietà con Nicu [dai media]

Tensioni ieri sera in piazza Verdi a Bologna per un presidio degli
attivisti anarchici che manifestavano in solidarietà al ragazzo del
circolo Fuoriluogo arrestato il 26 maggio. Gli anarchici avevano
organizzato un «presidio-aperitivo», dalle 19 in poi, pubblicizzato
tramite volantino, per gridare «Nicu libero». Il presidio però è
diventata l’occasione per lanciare cori contro le forze dell’ordine e
non solo: sono state prese a calci anche un’auto della Croce rossa e
un’auto blu che passavano per la strada. Per il momento non ci sono
denunce, ma alcuni attivisti erano facce note alla Digos, che sta lavorando
alla relazione sull’accaduto. I manifestanti, circa una trentina, prima
hanno preso di mira la Digos (avvicinandosi e gridando «Digos boia» più
altri slogan analoghi) poi le persone che uscivano dal Teatro comunale: sia
in occasione dell’intervallo, sia alla fine dello spettacolo. La tensione
è salita quando in via Zamboni è passato un furgoncino della Croce rossa:
il mezzo è stato colpito con qualche calcio al grido di «Assassini», ma
ha proseguito la marcia. Poco dopo, il bersaglio è diventata un’auto blu
(Ncc): è stata presa a calci e si è danneggiata, riferisce la Questura,
ma non si è fermata. Stamattina, la Digos ha contattato il conducente che
a breve dovrebbe formalizzare la denuncia.

L’anarchico per cui è stato organizzata l’iniziativa di ieri sera è
Roman Nikusor, arrestato dalla Digos la sera del 26 maggio scorso durante
un controllo nei pressi del circolo Fuoriluogo di via San Vitale 80. Nel
corso dell’ultimo anno ha collezionato molte denunce (è uno dei due
ragazzi che in novembre si barricò sulla Torre Asinelli) e il mese scorso
è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale: è stato
condannato per direttissima a sei mesi da scontare in carcere, quindi è
entrato alla Dozza. Da quel giorno gli anarchici si sono mobilitati con
comunicati sul web, ma anche in piazza, quando hanno preso la parola (di
forza, dopo qualche tafferuglio) sul palco del concerto organizzato dalla
banda Bassotti in piazza Maggiore. Anche i manifesti con le foto di agenti
delle forze dell’ordine attaccati nei pressi della Questura e della
caserma dei Carabinieri del portico dei Servi la notte del 30 maggio sono
state interpretate dagli inquirenti come una possibile risposta
all’arresto di «Nicu».

18 giugno 2009 - fonte corriere di bologna

Ven, 19/06/2009 – 17:24

Milano - Finanzieri stuprano prostituta

fonte: repubblica

I due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego, sono indagati per violenza sessuale. Oltre al fermo per stupro, la contestazione di un’altra mezza dozzina di reati: fra questi il peculato, l’omissione di atti d’ufficio, l’abuso di potere e l’abbandono di posto, che da solo comporta fino a tre anni di carcere

Hanno accostato con la pattuglia di servizio. Un normale controllo antiprostituzione, all’apparenza, uno dei tanti previsti dalle ordinanze del Comune. Il cliente, impaurito, ha fatto scendere la ragazza, ha messo in moto ed è sgommato via. Lei, romena, una ventina d’anni, davanti ai due uomini in divisa grigia e basco verde era pronta a recitare la solita formula: «Non ho documenti, non ho un fidanzato, qui si lavora poco, la multa non so come pagarla». Invece di vedersi recapitato il verbale da 450 euro, la lucciola è stata invitata a seguire il capopattuglia in auto. Qui è stata costretta a un rapporto orale, poi ancora a un rapporto completo mentre l’autista, fuori, voltava lo sguardo da un’altra parte.

Adesso i due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego della guardia di finanza, sono indagati per violenza sessuale. Ore 2 di lunedì notte, viale De Gasperi, oltre la circonvallazione esterna. Tra le viuzze laterali dello stradone che porta all’i mbocco dell’Autolaghi e dell’A4 c’è la solita attività notturna di prostitute e clienti. La Fiat Bravo blu notte con bande laterali verde e gialla punta i fari su un’auto in sosta isolata. Dal finto controllo all’aggressione della lucciola, è un attimo. Lo stupro si consuma in meno di mezz’ora. La ragazza è scossa, si produce in un pianto ininterrotto, disperato. L’autista della pattuglia, racconterà più tardi la ragazza alla polizia, le si avvicina senza dire nulla e senza saper bene se per consolarla o filar via in fretta. Quando la pattuglia delle Fiamme gialle rimette in moto, ci sono un paio di compagne di marciapiede attorno alla ragazza. Raccolgono i suoi singhiozzi. Una di loro prende la targa della pattuglia e fa il 113.

Agli agenti delle volanti la ragazza fa un racconto dettagliato, lucido, prima di essere portata al soccorso violenze sessuali della Mangiagalli per le visite di rito, il tampone e il referto. I due finanzieri vengono portati in questura di prima mattina, la loro auto parcheggiata nel piazzale e a disposizione della scientifica per i rilievi. Dopo qualche titubanza, il graduato e il sottufficiale ammettono: «Abbiamo fatto una cazzata».

La loro posizione, tralasciati gli ovvi imbarazzi di Questura e comando provinciale della Gdf, è delicatissima. I due militari rischiano, oltre al fermo per stupro, la contestazione di un’altra mezza dozzina di reati. Tra questi il peculato, l’omissione di atti d’ufficio, l’abuso di potere e l’abbandono di posto, che da solo comporta una pena fino a tre anni di carcere. Oltre a uno scontato provvedimento disciplinare — e la «piena collaborazione» con la magistratura, fanno sapere i vertici milanesi delle Fiamme gialle — e a un possibile approfondimento d’indagini per verificare se i due militari avessero già commesso violenze in passato.

(16 giugno 2009)

Mer, 17/06/2009 – 13:55

Torino. «Pronto? Padalone!»

10 giugno. «Pronto? Padalone! Come stai? E lo so, lo so che gli hanno dato l’obbligo di firma. Non ti preoccupare che questo ora lo aggiusto io». Con queste affettuose parole un giudice del Tribunale di Torino si rivolgeva, al telefono, a un arcinoto Pm. E chissà quante altre volte battute come queste sono state scambiate in quel palazzo. Ma questa volta la conversazione avviene sotto gli occhi, esterrefatti, di un giovane avvocato che si trovava nell’ufficio del giudice per cercare il faldone del processo sui fatti di piazza Rebaudengo che, caso strano, vede tra gli imputati proprio un compagno che era appena stato scarcerato con obbligo quotidiano di firma. Alla richiesta dell’avvocato se, per caso, stesse parlando del processo di piazza Rebaudengo, il giudice si accorge di aver detto una gravissima stronzata e balbetta qualcosa su un processo di molestie sessuali su minori. Quando non si sa più cosa dire, ci si aggrappa alla pedofilia. La difesa presenta immediatamente un’istanza di ricusazione del giudice, motivata dal sospetto che il magistrato abbia espresso quell’inimicizia che ogni giudice coltiva in fondo al cuore nei confronti di un imputato. Dopo una settimana, il giudice in questione annuncia di volersi ritirare dal processo, per evitare che anche solo l’ombra della non-imparzialità si proiettasse sul suo curriculum. E ora, che ne sarà di questo maledetto processo sui fatti di piazza Rebaudengo? Tutto da rifare, per la terza volta. La prossima udienza sarà venerdì 10 luglio 2009, a quasi un anno e mezzo di distanza dai fatti. E il nervosismo di Padalone aumenta.

Lun, 15/06/2009 – 11:02

Intervista al fondatore della Guardia Nazionale Italiana

fonte peacerepotert

La divisa della GniQuest'estate, salvo imprevisti, i volontari della Guardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi (approvato dalla Camera lo scorso 14 maggio, ora all'esame del Senato) che all'articolo 3 (commi 40-44) prevede il concorso di "associazioni di cittadini non armati" al presidio del territorio (le cosiddette ronde).
Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell'ordine e normali cittadini "patrioti e nazionalisti" pronti a "servire la nostra terra e il popolo italiano" svolgendo attività di vigilanza "per potenziare la sicurezza nei centri urbani" ma anche di "protezione civile" e di "promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all'Impero Romano".
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, di Massa Carrara, e un Presidente Nazionale, il giovane ex alpino Maurizio Correnti, di Torino (città in cui si trova anche la loro sede nazionale: le sedi operative sono, per ora, a Sarzana, Reggio Calabria e Siracusa).
Indossano una divisa: camicia grigia (inizialmente era prevista kaki) con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l'aquila imperiale romana.
Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.
Al braccio portano una fascia nera con la "ruota solare", simbolo del Partito Nazionalista Italiano (Pni): la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni.
Il sito del PniAnche i membri del Pni avranno un'uniforme: la stessa della Guardia Nazionale Italiana. Il programma politico del Pni, di stampo statalista e collettivista, prevede tra l'altro la pena di morte per "gli usurai, i profittatori e i politicanti", la lotta "contro il parlamentarismo corruttore" e la creazione di "un forte potere centrale dello Stato" e di "camere sindacali e professionali", il diritto di cittadinanza e l'accesso alle cariche pubbliche "solo per chi sia di sangue italiano", lo stop a "ogni nuova immigrazione di non-italiani" e l'immediata espulsione forzata di "tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977", il divieto di pubblicazione di "giornali che contrastano con l'interesse della comunità" e l'abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni "che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale".
La divisa grigia del Pni e della GniI paramilitari del colonnello Calzetta e le camicie grigie del Pni debutteranno ufficialmente il 13 giugno a Milano, al numero 5 di via Chiaravalle, angolo via Larga, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale di Gaetano Saya, che nella sua pagina internet personale si dichiara "l'ispiratore politico" della Guardia Nazionale Italiana".
Estimatore di Berlusconi e acerrimo nemico di Fini, Saya, che dopo il recente scioglimento di Alleanza Nazionale è rimasto l'unico depositario del simbolo dell'Msi di Almirante, è il sedicente ex agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore'ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie' (i Reparti di Protezione Nazionale) e che nel 2005 venne arrestato per l'oscura vicenda dei ‘servizi paralleli' (il Dssa, Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, diretto da Gaetano Saya e Riccardo Sindoca): una "banda di pataccari" secondo l'allora ministro degli Interni Pisanu, che però risultò avere rapporti con i vertici degli apparati di sicurezza dello Stato, in particolare con i servizi segreti militari.
PeaceReporter ha intervistato Gaetano Saya per capire qualcosa di più sulla Guardia Nazionale Italiana e sul Partito Nazionalista Italiano. Ecco cosa ci ha detto.

Gio, 11/06/2009 – 16:24

Firenze - Non sembra anche a te l'ora di reagire?

Dopo le cariche dell'11 maggio a Firenze, anche a Prato la polizia manganella gli studenti, questa volta mentre contestavano il presidente Berlusconi. Intanto, a Firenze continua la pioggia di denunce contro gli studenti in lotta (quasi 50 nell'ultimo mese) e dopo solo 2 giorni di occupazioni viene sgomberato lo spazio LunaDistro liberato ed autogestito da alcuni studenti universitari. Non sembra anche a te l'ora di reagire?

Venerdì 12 Giugno alle ore 21.oo in Piazza Santo Spirito
APERITIVO BENEFIT per la "Cassa Studentesca contro la Repressione"

Domenica 14 Giugno
CORTEO CONTRO LA REPRESSIONE a Prato
partenza da Firenze, appuntamento ore 14 SMN

Gio, 11/06/2009 – 16:19

Italia - Operazione antiterrorismo, 6 arresti

fonte: ansa

ROMA - Avrebbero progettato anche un attentato in occasione del G8 che si sarebbe dovuto tenere all'Isola della Maddalena (poi spostato all'Aquila in seguito al terremoto), le persone arrestate nell'ambito dell'operazione antiterrorismo condotta dalla magistratura romana. La circostanza sarebbe emersa da una serie di intercettazioni alle quali sono stati sottoposti gli indagati. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata e detenzione di armi. Dagli accertamenti è emerso che Luigi Fallico avrebbe contattato numerosi esponenti, alcuni dei quali già  coinvolti come fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse, nel suo progetto di ripristino della lotta armata. Tra i fiancheggiatori contattati, anche uno coinvolto nelle indagini sull'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso in via Salaria il 20 maggio 1999. I milanesi coinvolti nell'inchiesta dei Pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio avrebbero avuto legami con alcuni esponenti legati alle Brigate rosse e fatti arrestare negli scorsi anni dal pm Ilda Boccassini.

Gio, 11/06/2009 – 09:05
Mer, 22/11/2006 – 13:02
Condividi contenuti
tutti i contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione