Mauro Rossetti Busa: Questa è la mia storia (II parte) - Tortura psicologica

Ecco la 2 parte della storia di Mauro, per leggere il precedente frammento segui il link

Nel 1994 mi trovavo ristretto nella casa circondariale di Livorno dove stavo scontando una condanna di 2 anni e 4 mesi per il reato di attentato incendiario contro una sede repubblichina, attentato che a sua volta veniva rivendicato da una sigla rossa “ Nuclei Proletari di Resistenza Attacco“ (NPRA). In quell’anno ero anche sospettato di aver messo una bomba in un cestino accanto alla Standa di via Panzani a Firenze nel mese di agosto del 1994. Tale gesto fece molto clamore e il quotidiano La Nazione dava come titolo: che forse l’attentato sia opera della mafia contro il 41bis? Credo che in quell’anno il ministro dell’interno fosse stato Maroni. Il mancato attentato, il giorno dopo, veniva attribuito prima ai NPRA, poi ai C.C.C. ( Cellule Comuniste Combattenti ). Di questa inchiesta se ne occupò prima il procuratore Piero Luigi Vigna (Inchiesta Nottetempo) che fece arrestare un sovrintendente artificiere, Giuseppe Busacca della Questura di Firenze, il reato contestatogli era di: attentato contro lo stato democratico, detenzione e fabbricazione di esplosivi, furto, ricettazione di polvere esplosiva, associazione sovversiva e a delinquere. Beh, questo individuo veniva arrestato e fece due mesi di carcere, dopo i due mesi venne liberato e riabilitato a svolgere il lavoro che faceva. Tutto riveniva secretato dalla procura di Firenze ad opera del procuratore Fleury (Inchiesta COR) che attribuì la paternità dell’attentato al terrorismo rosso e dichiarò che forse l’azione aveva come obiettivo il ministro dell’interno Maroni. Una domenica, mentre mi trovavo a passeggiare nel cortile con altri prigionieri non politicizzati, venivo chiamato dal comandante delle guardie carcerarie che mi chiese di seguirlo. Venivo così portato nel reparto cosidetto Osservatorio Psichiatrico, il reparto era diretto, in qualità di responsabile, da un consulente psichiatrico del ministero della giustizia.
Dopo una accurata perquisizione corporea e degli indumenti che indossavo, il comandante mi disse che era pervenuto l’ordine dall’alto e che la sezione assegnatami doveva essere tutta “particolare”. Effettivamenteera vero che fosse “particolare”. Ecco le sue particolarità : non era consentito tenere in cella ulteriori indumenti, qualora mi fosse servito un cambio pulito avrei dovuto consegnare quello che indossavo. Anche le scarpe venivano messe fuori dalla cella, dovevo infatti indossare solo le ciabatte, quando dovevo andare al passeggio mi venivano ridate le scarpe. Il necessario per scrivere dovevo lasciarlo fuori dalla cella depositato dentro un armadietto e, all’infuori della corrispondenza, quando mi serviva la penna dovevo chiederla e una volta che avevo scritto dovevo riconsegnare tutto compreso il bloc notes. Per fumare dovevo chiedere le sigarette e l’accendino poichè mi faceva accendere la guardia, dopo aver fumato la sigaretta dovevo buttare la cicca nel corridoio. I piatti erano usa e getta così come le posate e il bicchiere e mi venivano dati giornalmente visto che, una volta che li avevo usati, dovevo buttarli nel secchio situato fuori la cella. Il vitto veniva distribuito esclusivamente dalla guardia del reparto, la sezione veniva pulita da un prigioniero che veniva controllato strettamente dalla guardia, non poteva parlare con noi, tanto è vero che porte e spioncini venivano chiusi. In cella non era consentito nemmeno tenere un secchio, una scopa, una paletta, zucchero, caffè, caffettiera o fornellino. Alla spesa era solo consentito acquistare sigarette, bolli, roba per lavarsi, biscotti, acqua e coca cola. Riviste e quotidiani non erano consentiti come non era consentito avere la tv, il tavolo o lo sgabello. Mangiavo seduto sulla branda, il passeggio era una volta al giorno, precisamente di mattina e della durata di dieci minuti per ciascuno. Quando uscivo dalla cella doveva esserci presente un ispettore, un brigadiere con due guardie, sia all’uscita dalla cella che all’entrata venivo perquisito. Il passeggio dovevo farlo da solo, così lo stesso trattamento lo avevano anche altri prigionieri esclusivamente in quel padiglione. Le lenzuola non erano di stoffa ma bensì di carta, tutte le mattine ne consegnavano di nuove. Anche quando andavamo a fare la doccia, uno per volta, ero controllato come anche eravamo controllati da due guardie quando andavamo dal medico.
Quando invece dovevo recarmi dall’avvocato, prima di uscire dal reparto “particolare” dovevano accertarsi che nel corridoio non ci fossero altri prigionieri, così bloccavano i cancelli per evitare che non venissimo a contatto con altri prigionieri di altre sezioni, non era consentito che ci salutasse tra prigionieri. La cella non veniva pulita da noi ma da un altro prigioniero che proveniva da un’altra sezione, lui potevamo vederlo. Fuori dalle celle non c’erano scritti i nostri nominativi e non era consentito parlare con un altro prigioniero che avevamo di fronte alla cella né tanto meno scambiarci un biscotto o una fetta di panettone. Così è andata avanti per cinque mesi.
Dopo questi cinque mesi venne quel boia dello psichiatra a domandarmi come stavo, e io risposi che stavo bene anche se non era così, ma nutrivo nei suoi confronti un odio colmo di rabbia. Mattina e sera venivano fatte perquisizioni corporee e dentro la cella. Il sesto mese mi venne comunicato che potevo ritornare in sezione, forse perché la tortura psicologica aveva fallito su di me. Mi veniva però applicata la GS (Grande Sorveglianza) che prevede di stare con il blindato della cella aperto 24 ore su 24 giorno e notte per la durata di 6 mesi, misura rinnovabile per altri 6 mesi a piacimento dello psichiatra.
Tutto non poteva essere dimenticato, tant’è vero che la casa dello psichiatra subì un attentato incendiario che venne rivendicato dai NPRA. Il gesto politico e dimostrativo non era stato fatto solo per esprimere solidarietà a me ma anche nei confronti di tutti quei prigionieri che subirono la stessa tortura psicologica finalizzata al pentimento e alla dissociazione.

Gio, 08/05/2008 – 13:08
tutti i contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione