Antipsichiatria

Informazioni, comunicati, news nel campo dell'antipsichiatria

Comacchio - TSO e lacrimogeni

Comacchio (Fe): T.S.O. e lacrimogeni

la psichiatria usa mezzi sempre più terribili per togliere la libertà agli individui che giudica, attraverso i suoi parametri pregiudiziali, devianti da una supposta normalità ufficiale.

Lun, 07/06/2010 – 10:05

Pietre ad un Presidente

Un souvenir in regalato da un luogo del potere è il dono d’un ricordo. L’hanno subito chiamata follia. Al di là della follia, che eventualmente rimane un fatto personale di Tartaglia, temono di più una pietra alla portata d’ogni braccio di quanto hanno temuto uno specialistico mitra. Ognuno che alza la testa contro la prepotenza e l’autoritarismo quotidiano del dominio o è folle prima o sarà folle dopo. Uno dei problemi fondamentali della Psichiatria, una diagnosi stigmatizzante, rimane problema anche nell’attuale Salute Mentale. Anche quando potrà essere occasione di una pensione.

Mer, 16/12/2009 – 14:58

Genova - Liberano donna da TSO

fonte il secolo decimomas, la liberazione delle vittime di TSO è oramai una pratica utilizzata con profitto. Leggi di un esempio simile a Torino

Tenendo in ostaggio gli infermieri “liberano” una donna da Psichiatria: indagati quattro anarchici
Il “commando” ha approfittato dell’orario di visita, nel primo pomeriggio dell’11 gennaio, per entrare nel reparto di psichiatria del Galliera dove Maria R., 55 anni, era in Trattamento sanitario obbligatorio. Fin qui nulla di strano, perché la paziente li conosceva e il personale aveva dato via libera. Il problema è stato all’uscita: il gruppetto - tre uomini e una donna - ha portato con sé pure la degente, rapendola a tutti gli effetti dall’ospedale mentre gli infermieri rimanevano immobili, in una stanzetta, sotto la minaccia d’un coltello. Il blitz, con il trascorrere dei mesi, è diventato una delicatissima inchiesta della Procura e dei carabinieri, con i quattro autori del raid indagati per sequestro di persona, violenza privata e porto abusivo di arma da taglio. Tutti i personaggi finiti nel mirino dell’Arma e della magistratura - alcuni assistiti dall’avvocato Raffaella Multedo - orbitano intorno all’area anarchica e hanno fra i 25 e i 35 anni: a breve per loro potrebbe essere formulata la richiesta di rinvio a giudizio, ma nelle ultime settimane l’indagine ha subito l’accelerazione decisiva. Ed è per questo che i particolari trapelano soltanto oggi.

Ven, 11/12/2009 – 10:07

Salerno - Francesco, ucciso dalla psichiatria e dalle forze dell'ordine

da Liberazione del 13 agosto 2009
di Daniele Nalbone

Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente "il maestro più alto del mondo". Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E' proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall'inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell'arresto di un boss della camorra per dar seguito a un'ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli.
Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica.
Fonti interne alle forze dell’ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro  autovetture parcheggiate, «ma nessun agente, né vigile, ha mai contestato qualche infrazione e nessuno ha sporto denuncia verso l’assicurazione» ci racconta Vincenzo, il cognato di Francesco.
Mistero fitto, quindi, sui motivi dell’“assedio”, che getta ovviamente nel panico Francesco.
Scappa dalla finestra e inizia a correre per il villaggio turistico, finendo per gettarsi in acqua. Come non bastassero carabinieri e vigili urbani «è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera che dall’altoparlante avvertiva i bagnanti: “Caccia all’uomo in corso”» racconta, ancora incredula, Licia. Per oltre tre ore, dalla riva e dall’acqua, le forze dell’ordine cercano di bloccare Francesco che, ormai, è fuori controllo. «Inevitabile » commenta suo cognato «dopo quanto gli è accaduto dieci anni fa».
Il riferimento è a due brutti episodi del passato «che hanno distrutto Francesco psicologicamente» spiega il professor Giuseppe Galzerano, suo concittadino e carissimo amico, come lui anarchico. Il 7 luglio 1972 Mastrogiovanni rimase coinvolto nella morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno: Francesco stava passeggiando con due compagni, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti, coltello alla mano, da un gruppo di fascisti, tra cui Falvella. Il motivo dell’aggressione ce la spiega il professor Galzerano: «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di Giovanni, Annalisa, Angelo, Francesco e Luigi, cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo».
Carte e documenti provenienti da Reggio Calabria non furono mai ritrovati e nell’incidente, avvenuto all’altezza di una villa di proprietà di Valerio Borghese, era coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con simpatie fasciste.
Sul lungomare di Salerno, però, Giovanni Marini anziché morire, uccise Falvella con lo stesso coltello che questi aveva in mano.
Francesco Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Nel processo che seguì, Francesco venne assolto dall’accusa di rissa mentre Marini fu condannato a nove anni.
Nel 1999 il secondo trauma. Mastrogiovanni venne arrestato «duramente, con ricorso alla forza, manganellate, e calci» spiega il cognato Vincenzo, per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo? Protestava per una multa. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Vallo di Lucania «grazie a prove inesistenti e accuse costruite ad arte dai carabinieri». In appello, dalla corte di Salerno, pienamente prosciolto. Ma le botte prese, i mesi passati ai domiciliari e le angherie subite dalle forze dell’ordine lasciano il segno nella testa di Francesco.
«Da allora viveva in un incubo» racconta Vincenzo fra le lacrime.
«Una volta, alla vista dei vigili urbani che canalizzavano il traffico per una processione, abbandonò l’auto ancora accesa sulla strada e fuggì per le campagne. Un’altra volta lo ritrovammo sanguinante per essersi nascosto fra i rovi alla vista di una pattuglia della polizia ». Eppure da quei fatti Mastrogiovanni si era ripreso alla grande, «tanto da essere diventato un ottimo insegnante elementare», sottolinea l’amico Galzerano, «come dimostra il fatto che quest’anno avrebbe finalmente ottenuto un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale».
Era in cura psichiatrica ma si stava lasciando tutto alle spalle. Fino al 31 luglio.
Giorno in cui salì «di sua volontà» sottolinea Licia del campeggio  Club Costa Cilento «su un’ambulanza chiamata solo dopo averlo lasciato sdraiato in terra per oltre quaranta minuti una volta uscito dall’acqua». Licia non potrà mai dimenticare la frase che pronunciò Francesco in quel momento: guardandola, le disse: «Se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo». E così è stato.
Entrò nel pomeriggio di venerdì 31 luglio per il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Dalle analisi risultò positivo alla cannabis. La sera stessa venne legato al letto e rimase così quattro giorni. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l’autopsia. Legato al letto per quattro giorni, quindi. Fino alla morte sopravvenuta secondo l’autopsia per edema polmonare.
Sulla vicenda la procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. Intanto oggi alle 18, nel suo Castelnuovo Cilento, familiari, amici e alunni porgeranno l’ultimo saluto al “maestro più alto del mondo”.

Mar, 18/08/2009 – 17:20

"Squalificati a vita", Sui manicomi criminali italiani

Liberamente scaricabile in formato PDF (4.7 MB) e in archivio per futuri download:
Alfredo Bonazzi, Squalificati a vita
Inchiesta e testimonianze sui manicomi criminali italiani

Gio, 18/12/2008 – 22:15

Milano - Proposta di schedatura dei soggetti affetti da disagio mentale nell'ambito di "Expo Salute 2015"

fonte indymedia lombardia

Sta destando viva preoccupazione l'istituzione di un "Tavolo per la prevenzione della pericolosità sociale" convocato da Comune di Milano e Regione Lombardia nell'ambito della manifestazione "Expo Salute 2015".
Tra le proposte avanzate dal "Tavolo" - a cui siedono Polizia di Stato, arma dei Carabinieri e le 6 aziende ospedaliere milanesi - c'è anche quella, inaudita, di monitorare la "pericolosità sociale" del disagio mentale attraverso una schedatura dei pazienti affetti da patologie psichiatriche, ivi compresi tossicodipendenti e soggetti destinatari di provvedimenti di TSO, i cui nominativi sono stati richiesti, oltretutto in spregio ad ogni normativa esistente sulla privacy, ai centri psico-sociali milanesi.

Gio, 11/12/2008 – 23:26

Forlì - Psichiatria, morte di Renata

ricevuto da equalrights [at] libero.it

«In questo momento non abbiamo ancora deciso cosa fare. Sulla morte della mamma rimangono ancora tanti dubbi, tante cose da chiarire. Tanta rabbia e tanto dolore. Sarebbe importante capire. Una cosa di questo tipo non deve più capitare, a nessuno e per nessun motivo. Ma se qualche associazione non ci viene in aiuto è difficile pensare di poter andare avanti da soli...». Dieci giorni dopo la morte di Renata Laghi, avvenuta in circostanze poco chiare il 6 ottobre scorso nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Forlì, il figlio Roberto si sforza di riprendere le fila del discorso, di analizzare la situazione. Ma è ancora troppo presto per avere le idee chiare. «Tutto è successo in fretta, non c'è stato il tempo di ricostruire i dettagli, le testimonianze delle persone che hanno visto o che hanno avuto a che fare con la vicenda».

Mer, 19/11/2008 – 15:35

Ad un passo dal manicomio...

Per maggiori informazioni in campo antipsichiatrico vi consigliamo di dar una lettura al sito dell'OISM (Osservatorio Italiano per la Salute Mentale) all'indirizzo www.oism.info

Mer, 15/10/2008 – 11:04
Mer, 22/11/2006 – 12:11
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